
Chi ha conosciuto i vecchi potatori della civiltà contadina, sa che seguivano un loro rito millenario: si fermavano un attimo davanti ad ogni vite; la guardavano con attenzione; aprivano con essa un silenzioso colloquio e quindi intervenivano secondo le esigenze della vite stessa. Quei potatori non esistono più! La meccanizzazione entrò nei vigneti per sopperire alla mancanza di mano d’opera che ormai, da molti anni, arriva da altri paesi. Gente volonterosa, ma che spesso vede la vite per la prima volta e non ne conosce il linguaggio.
Le potature si sono fatte invasive, infliggendo alla vite ferite alle quali non è in grado si reagire in maniera completa, esponendola in tal modo alle malattie del legno. Marco e Pierpaolo sono partiti da queste constatazioni nel varare il loro benemerito progetto. Bisognava applicare alla vite i medesimi criteri della medicina preventiva: invecchiare bene ci consente una miglior qualità della vita ed inoltre permette enormi risparmi sociali (meno cure, medicine, ricoveri in ospedale). Hanno compreso che se si vuole portare la vite alla longevità, bisogna intervenire fin dalla sua “infanzia”. Nelle aziende che seguono in tutt’Italia tengono, quindi, anche dei corsi di potatura col loro metodo, rivalutando e dando,in tal modo, dignità ad un mestiere: è infatti nelle sue mani del potatore che sta il futuro della vita del vigneto e della qualità del vino.
A marco e Pierpaolo va ascritto il merito di aver ideato ed aperto le prime scuole di potatura d’Italia. Una svoltasi a Castelnuovo Berardenga, azienda San Felice nel cuore del Chianti Classico. L’altra appena conclusasi presso la Facoltà di Scienze gastronomiche di Pollenzo.
Sì: Marco e Pierpaolo hanno preso la saggezza del passato, applicandola al presente. Una potatura errata limita nel tempo l’afflusso della linfa e degli elaborati che, alla fine, provoca danni irreparabili come la perdita di qualità dell’uva prima e una morte della vite stessa in età ancora giovane. Aumentando, tra l’altro, i costi di gestione. Da qui la loro parola d’ordine: prevenire le malattie.