Tappo a vite anche per i grandi vini?

Ho letto questo interessante articolo del daily Telegraph, ripreso anche da Vino24, che vi ripropongo qui.

Anche noi stiamo guardando con interesse a questo modo di tappare le bottiglie importanti, quelle che possono invecchiare per almeno 20 o 30 anni. Infatti una delle più grandi qualità del San Leonardo è proprio la sua fantastica longevità e per proteggerla siamo sempre alla ricerca dei migliori sugheri. E’ da qualche tempo che parliamo con alcuni autorevoli colleghi francesi ed italiani proprio su questo problema e siamo sempre con l’orecchio teso ad ascoltare cosa ne pensano i produttori che fanno il grande passo.

Personalmente credo che sia un modo straordinario per tappare le bottiglie di media qualità che non sono create per invecchiare molti anni e per tutti quei vini di pronta beva.

Ma vuoi mettere stappare, con il suo bel rituale, una grande bottiglia senza la scommessa e l’attesa di vedere com’è invecchiata……?

Forse noi siamo un pò troppo romantici ma il vino lo si fà e lo si beve anche con un pò di poesia….no? E poi piacciono molto anche al nostro cane Barrique!

Così scriveva Moupassant

     Mi è capitato recentemente di leggere  questa bella poesia di Maupassant, molti di noi agricoltori ed appassionati di natura, che si sentono parte di essa e con essa vivono troveranno in queste parole un sentimento che ci accomuna.  

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Amo il cielo come un uccello, le foreste come un lupo vagabondo, le rocce come un camoscio, l’erba profonda per rotolarmi, per correre come un cavallo, e l’acqua limpida per nuotare come un pesce. Sento fremere in me qualcosa di tutte le specie animali, di tutti gli istinti, di tutti i confusi desideri delle creature inferiori. Amo la terra come esse e non come voi uomini, l’amo senza ammirarla, senza renderla poetica, senza esaltarmi. Amo di un amore profondo e bestiale, spregevole e sacro, tutto quello che vive, che spunta, perchè tutto ciò placa la mia mente e commuove i miei occhi e il mio cuore; amo tutto: i giorni, le notti, i fiumi, i mari, le tempeste, i boschi, le aurore, lo sguardo e la carne delle donne.”     

Così scriveva Maupassant nel diario del 1888, Sur l’eau, dalle cui pagine scaturiva quel desiderio di adesione totale e libera alla natura, vissuta nella pienezza di un’attività sensualità.