Si riparte con le potature

Quest’anno siamo partiti un pò in ritardo con le potature causa il grande freddo che abbiamo avuto in azienda negli ultimi mesi. Come ogni anno si riparte con la cura dei vigneti e devo dire che è un bellissimo momento perchè ci si prepara alla primavera ed il solo pensiero rende l’inverno meno duro. Quest’anno non abbiamo avuto molta neve, per ora, e questo è un peccato perchè la neve ha molteplici qualità, è uno straordinario isolante termico e poi mantiene umida la terra e di conseguenza le radici delle vigne e quindi non soffrono come succede quando si hanno inverni molto rigidi e si forma una bariera di ghiaccio impossibile da passare per l’acqua, in più funge da disinfettante e difatti quasi sempre dopo inverni con abbondanti nevicate troviamo delle belle annate in vigna. Da noi si dice infatti “Sopra la neve fame, sotto la neve pane”.

Il duro lavoro fatto in vigna l’anno scorso con l’aiuto di Simonit e Sirch sta cominciando a dare dei buon risultati ed i tempi di potatura si sono abbassati di un 30% che non è poco!!! Inoltre le piante stanno cominciando a creare la tipica forma del candelabro con i punti vegetativi che si alzano dalla pianta e che cresceranno ulteriormente nel futuro. Siamo davvero soddisfatti e penso che avremo delle piacevoli sorprese durante la fase vegetativa delle piante.

Per quanto riguarda i giovani vigneti andranno impostati da subito con il metodo dei nostri potatori e saranno sicuramente questi vigneti che ci daranno negli anni delle grandi differenze attraverso i quali potremo osservare una crescita corretta della pianta.

Eccovi qualche foto di un giovane campo di Cabernet che viene preparato per la curvatura e legatura del tralcio in primavera.

Il Carmènere ed i suoi problemi.

Il Carmènere a San Leonardo c’è davvero da moltissimo tempo, ossia dal dopo Fillossera quando questa straordinaria varietà era venduta sotto il nome di Cabernet Franc. Sono decenni che la coltiviamo nella nostra tenuta e negli ultimi 8/10 anni abbiamo cercato di allevarla a cordone speronato ed in Guyot. I risultato qualitativo è ottimo ma abbiamo riscontrato diversi problemi che ovviamente anno dopo anno stiamo cercando di correggere, il più grave, che è anche uno dei motivi per cui il Carmenere fu espiantato da Bordeaux, è che con poca superficie fogliare, ossia allevandolo a filare invece che a pergola, non fruttifica e quindi diventa un vero problema anche in termini di costi di gestione di un vigneto.

In queste breve video interviste Luigino ci spiega cosa accade.

Ovviamente il campo non è stato piantato un anno fà ma due e quindi quest’anno cominceremo a raccogliere i primi grappoli.

Reimpiantare un vigneto.

Quest’inverno abbaimo espiantato un vecchio vigneto che ormai ahime era troppo ammalato, sempre dell’odioso mal dell’Esca.

Abbiamo quindi deciso di reimpiantarlo con la medesima varietà e come vi abbiamo già raccontato, quest’inverno la stagione è stata dalla nostra parte con abbondante neve che, diciamo, è come una bella disinfettata. Ora lo stiamo ripiantumando con del Cabernet Sauvignon.

Qui potete trovare una bella spiegazione di come si creano le barbatelle  nei vivai.

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Le barbatelle di Cabernet Sauvignon ricoperte di paraffina rossa.

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Qui si vede bene l’apparato radicale di una vigna.

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La piantumazzione con un trattore laser guidato per creare filari assolutamente simmetrici.

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….ed il risultato finale il vigneto piantato, ora mancano i pali ed i fili

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La Scacchiatura

Ecco qualche video sulla scacchiatura o “potatura verde”.
Qui potete vedere Luigino Tinelli il direttore della tenuta e Riccardo del team Simonit & Sirch.

Intro: La scacchiatura a San Leonardo

La scacchiatura a San Leonardo 1^ parte

La scacchiatura a San Leonardo 2^ parte

L’antico mestiere del potatore.

 

potatura vigna

Chi ha conosciuto i vecchi potatori della civiltà contadina, sa che seguivano un loro rito millenario: si fermavano un attimo davanti ad ogni vite; la guardavano con attenzione; aprivano con essa un silenzioso colloquio e quindi intervenivano secondo le esigenze della vite stessa. Quei potatori non esistono più! La meccanizzazione entrò nei vigneti per sopperire alla mancanza di mano d’opera che ormai, da molti anni, arriva da altri paesi. Gente volonterosa, ma che spesso vede la vite per la prima volta e non ne conosce il linguaggio. 

Le potature si sono fatte invasive, infliggendo alla vite ferite alle quali non è in grado si reagire in maniera completa, esponendola in tal modo alle malattie del legno. Marco e Pierpaolo sono partiti da queste constatazioni nel varare il loro benemerito progetto. Bisognava applicare alla vite i medesimi criteri della medicina preventiva: invecchiare bene ci consente una miglior qualità della vita ed inoltre permette enormi risparmi sociali (meno cure, medicine, ricoveri in ospedale). Hanno compreso che se si vuole portare la vite alla longevità, bisogna intervenire fin dalla sua “infanzia”. Nelle aziende che seguono in tutt’Italia tengono, quindi, anche dei corsi di potatura col loro metodo, rivalutando e dando,in tal modo, dignità ad un mestiere: è infatti nelle sue mani del potatore che sta il futuro della vita del vigneto e della qualità del vino. 

A marco e Pierpaolo va ascritto il merito di aver ideato ed aperto le prime scuole di potatura d’Italia. Una svoltasi a Castelnuovo Berardenga, azienda San Felice nel cuore del Chianti Classico. L’altra appena conclusasi presso la Facoltà di Scienze gastronomiche di Pollenzo.

Sì: Marco e Pierpaolo hanno preso la saggezza del passato, applicandola al presente. Una  potatura errata limita nel tempo l’afflusso della linfa e degli elaborati che, alla fine, provoca danni irreparabili come la perdita di qualità dell’uva prima e una morte della vite stessa in età ancora giovane. Aumentando, tra l’altro, i costi di gestione. Da qui la loro parola d’ordine: prevenire le malattie.

Ma chi sono i nuovi mastri potatori a San Leonardo?

Alla ricerca dell’eterna giovinezza. 

Marco Simonit e Pierpaolo Sirch – assieme alla loro equipe che conta, in totale, otto persone – hanno messo a punto un metodo di potatura che ha come obbiettivo di far raggiungere alle viti una felice vecchiaia, il che vuol dire farle vivere in salute per almeno cinquant’anni. Il loro metodo – che consiste essenzialmente nel potare sempre sul legno giovane – ha molteplici vantaggi: 

- in primis: prevenire le malattie del legno che, come una pandemia, stanno massacrando i vigneti;

- recuperare una filosofia di gestione del vigneto stesso, in parte abbandonata, che dava valore alle viti vecchie, come afferma l’antico proverbio contadino: “ la vite vecchia fa buon vino”. Al quale noi vorremmo aggiungere che può anche aiutare la viticoltura del futuro;

- ridurre i costi di gestione che, col loro metodo, scendono mediamente del 30 %, con punte del 50;

- recuperare un mestiere che si sta perdendo, ossia quello dei potatori.

In questi giorni hanno dato il via ad una iniziativa di enorme importanza che, va sottolineato, parte da un gruppo privato come è quello di Simonit & Sirch: collaborare con due importantissime università italiane per approfondire, con esse, gli effetti del loro metodo sulle piante, sia dal punto di vista fisiologico che patologico. A Corno di Rosazzo, sede della Simonit & Sirch, sono arrivati due professori di riconosciuto livello internazionale: la professoressa Laura Mugnai – ordinaria, presso l’Università di Firenze, del corso di patologia delle viti, corso di laurea di viticoltura ed enologia nonché, dal 2002, presidente e membro fondatore dell’International Council of grape wine trunk diseases, al quale aderiscono ricercatori di 22 paesi del mondo viticolo – e il professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura e presidente del corso di laurea di viticoltura ed enologia presso l’Università di Milano. Assieme a Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, condurranno una sperimentazione a lungo termine – prima e unica iniziativa del genere in Italia – su vigneti sparsi in cinque importanti aree viticole italiane: Friuli Venezia Giulia, Franciacorta, Piemonte, Toscana e Sicilia. Laura Mugnai seguirà l’aspetto patologico, mentre Attilio Scienza quello fisiologico. Questo lavoro dei due agronomi friulani darà ai vignaioli delle risposte concrete – e non empiriche – ad un problema che si sta facendo drammatico: quello delle malattie del legno della vite (mal dell’esca, eutipiosi…). 

Il Friuli è stato un attore fondamentale nel rinascimento del vino italiano, sbocciato alla fine degli anni Sessanta. Qui è nato il vivaismo (il 25 % delle barbatelle del mondo sono friulane), ora Simonit & Sirch stanno regalando ai nostri futuri vigneti il segreto dell’eterna giovinezza.